Non di solo mare: la Sardegna

Non sarà facile e non ci vorrà poco

Raccontare una terra con la sua cultura e le sue peculiarità non è mai facile, non è così immediato come si potrebbe pensare. A maggior ragione se non vuoi limitarti a un mero racconto delle tue vacanze, ma vuoi condividere con chi ti legge ciò che un luogo ti ha trasmesso.

Vediamo, potrei partire dalla base.. Sfoglie di pane, formaggi, maschere, vento, vino.. Probabilmente questa descrizione richiamerà in voi luoghi da ogni parte d’Italia, di fatto questi fattori sono comuni tra le nostre regioni. E se, invece, aggiungessi ginepro, mirto, acqua cristallina, tenores, porcetto? Oh, ecco, siete arrivati anche voi in Sardegna!

Non era la mia prima visita qua, ma quest’anno ho deciso di vivere la Sardegna più che mai. Di andare ancora oltre le acque cristalline, di respirarla a pieni polmoni.

Così distante da me e dalle mie tradizioni, ma così mia. Selvaggia, ventosa, profumata.


Mamoiada, Mamuthones e maschere mediterranee

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Durante i miei studi di cucina -strano a dirsi ma è così- ho avuto modo di studiare la cultura sarda anche da un punto di vista folkloristico. Ecco, quindi, che oltre a malloreddus e porceddu si è parlato di Nuraghe, Tenores e anche Mamuthones.

Quando si è presentata l’occasione di tornare in Sardegna non ho potuto non pensare a questi ultimi, è stato come un richiamo. Così, una mattina ho portato tutta la famiglia a Mamoiada, il bacino-la culla di tale tradizione.

A Mamoiada si trova un museo unico nel suo genere, è il Museo delle Maschere Mediterranee e al suo interno si trovano Mamuthones e Issohadores, Boes e Merdules, oltre a figure appartenenti alla cultura greca, croata e di altri paesi affacciati sul Mediterraneo. Ciò non è sicuramente una sorpresa, una volta all’interno del museo ci si accorge di quante somiglianze ci siano tra tutte questi mascheramenti. I peli di animale, le pelli, i colori e le campane sono solo alcune voci comuni.

La tradizionale processione dei Mamuthones lungo le vie di Mamoiada si ripete ogni anno, nel giorno di Sant’Antonio Abate, 17 gennaio.
Le maschere “danzano” per il paese in fila, si ripete sorda e secca la stessa cadenza: un passo e un giro a destra, un passo e un giro a sinistra. A tenere il ritmo ci pensano gli Issohadores, vestiti di bianco e rosso, e lanciano funi alle giovani donne in segno di buon auspicio, fertilità.

La festa dura tutta la giornata, tra campane, vino e cibo offerto dai paesani. Non si tratta di un vero e proprio carnevale come lo intendiamo noi, scherzoso e libertino, è un rito. Una venerazione della terra con richiami al mondo dell’aldilà, una danza propiziatoria della fertilità.

Qua e là, in paese, è possibile trovare artigiani che fabbricano l’occorrente per il mascheramento, dalle campane, maschere di legno, a pelli e via così. Anche la vestizione è un rito a sè stante, è composta da fasi precise: un pezzo dopo l’altro gli uomini si trasformano in animali, maschere.

 

#GologoneExperience

Lo ammetto, non era la prima volta qua! Io e i miei genitori abbiamo conosciuto questo Resort-Ristorante grazie ad amici del posto, siamo venuti in esplorazione l’anno scorso e quest’anno “ci è toccato tornare”!

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Su Gologone (www.sugologone.it)  si trova nell’entroterra sardo, a Oliena in provincia di Nuoro. E’ un resort particolarissimo immerso nella Sardegna più verde, a poca distanza dal Parco Nazionale di Orosei e del Gennargentu.

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Oltre al resort con le sue meravigliose suite, le botteghe d’arte, gli orti e le terrazze panoramiche, Su Gologone è un ristorante tipico di quelli veri. Per intenderci, non si mangiano solo Malloreddus -qui chiamati Bocciu- e Porceddu, il menù è vario e interessante.

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Tra le proposte potete leggere filindeu -un impasto di acqua e semola lavorato a mano per formare fili sottilissimi poi stratificati ed essicati. Vengono serviti tipicamente in brodo-, maccarones de busa, ravioli a s’antica e tanto altro.

Noi abbiamo provato un po’ di tutto, in modo molto conviviale ci siamo scambiati i piatti per assaporare a pieno la cucina tradizionale sarda.

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Mi spiace dirvelo, ma abbiamo mangiato e bevuto davvero bene! E tanto, soprattutto.

Questo posto è speciale, c’è poco da dire. Forse la posizione isolata e ancora lontana dal turismo, forse la profumatissima vegetazione circostante o magari la cucina tradizionale, quella vera e povera fatta di verdure, acqua e farina. Quella autentica e buonissima!

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P.S.: Se vi capita, fate sosta a Cala Gonone, verso la costa, è un paradiso!

 

Nuraghe, tempietti, tombe dei giganti

Non sono mai stata un’appassionata di arte, musei e cose varie. Non sempre apprezzo sculture e quadri, chiese e via dicendo; prediligo le opere d’arte della natura!

Quando si tratta di Nuraghe, però, mi ricredo ogni volta. Non starò a parlarvi dell’età nuragica della Sardegna o della storia dietro alle tombe dei giganti, non ho le conoscenze giuste, ma vi invito a informarvi a riguardo!

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La miglior cosa che posso fare è invitarvi a vederli coi vostri occhi: alla prossima vacanza in Sardegna togliete un giorno al mare -lo so che è bello e vi piace, ma fidatevi- e dedicatelo alle zone archeologiche. Io ero a Nord-Est, per cui la mia scelta è ricaduta su Arzachena.

DSC01883 Qui in particolare, ma anche nel resto della Sardegna, trovate tombe dei giganti, tempi e nuraghe. Su internet trovate tante informazioni in merito e la gente locale è sempre ben disposta a indicarvi i luoghi giusti per immergersi in questa esperienza!

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Chiamarlo “cibo” sarebbe riduttivo

La cucina sarda, quella antica, si basa sull’agricoltura e sulla pastorizia, è fatta di prodotti semplici ma saporiti. Al contrario di quanto si potrebbe pensare, non è una cucina esclusivamente di mare, il pesce si mangia prevalentemente al sud e in zone costiere.

N.B.: da citare tra i prodotti di mare la celeberrima Bottarga di Cabras, il tonno di Carloforte..

Quale posto meglio del mercato può farti assaporare la tradizione di una città?!

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Pronti via, non ci siamo fatti mancare neanche questo. Nonostante il caldo e la folla numerosa, abbiamo speso una mattinata al mercato di paese.

Banchi imbanditi di formaggi, salumi, miele, conserve, pane carasau e mirto, di tutto e di più! Peccato solo che la maggior parte della bancarelle –mercato di Golfo Aranci– fosse di souvenir e vestiti, piuttosto che di cibo.

Comunque sia, la spesa l’abbiam fatta! Pane carasau all’olio e sale, al naturale e al rosmarino, Prosciutto tipico, Mirto artigianale, Pecorino fresco, Caprino e chi più ne ha più ne metta!

Non dimentichiamoci l’Abbamele, un decotto derivato appunto dal miele. Fantastico!

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In più, e ne abbiamo già parlato prima, abbiamo mangiato più volte tipico, dai classici Malloreddus e Porceddu al cinghiale in umido, le interiora di pecora, zuppa gallurese, verdure in ogni modo e formaggi come se non ci fosse un domani.

 

Vino vinello

Devo specificare che noi abbiamo soggiornato in Costa Smeralda e ci siamo mossi in zone limitrofe, nel Nord-Est della Sardegna. Detto questo avrete, forse, capito di che vino ci siamo interessati questa volta.. No?? Ve lo dico io: il Vermentino di Gallura DOCG.

N.B.: Questo non vuol dire che abbiamo bevuto solo quello/che esista solo quello, anzi, la Sardegna ha parecchi vitigni interessanti, basti pensare al Cannonau. Noi, questa volta, ci siamo dedicati al Vermentino, tipico di questa zona.

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Si parla di terroir per indicare la perfetta “miscela” di clima, terreno e azione umana che contribuisce alla buona riuscita del vino. In questo caso, il ruolo predominante è del clima: secco e ventoso per la maggior parte dell’anno, con una variabile stagione piovosa. La terra è sabbiosa, l’acqua dolce sull’isola è da sempre un problema, eppure il Vermentino ha il suo perchè!

Sapido, minerale e fresco, deve le sue peculiarità al Maestrale che soffia da Nord-Ovest, passando per le bocche di Bonifacio e portando la salinità del mare sugli acini dell’uva. Ciò, oltre ad apportare notevole aroma ai grappoli, effettua un’azione protettiva su essi, favorendo la riduzione del numero annuale di trattamenti in cantina.

Come ben saprete, a maggior ragione se avete letto il post sulla Val di Non, a noi piace molto girare per cantine. Attenzione, non siamo “sbevazzoni”, siamo solo curiosi e ci affascina il mondo del vino.

Tra le cantine presenti nella nostra zona di villeggiatura abbiamo scelto le tenute Surrau, ad Arzachena. DSC02141

Vigne Surrau è un complesso vitivinicolo molto moderno, legno e vetro la fanno da padrone con un design molto innovativo per essere in zona rurale.

Passando tra alcuni filari dei circa 50 ettari di vigna delle tenute -sparsi qua e là nel Comune-, si accede a una struttura molto lucente e fresca. All’interno si trova la “boutique” presso cui si possono acquistare i vini, logicamente, confetture e altri prodotti tipici. Accanto vi è una biblioteca a tema Sardegna oltre che vino e, infine, la zona degustazione.

Dal salone principale si accede alla zona produttiva: un primo sguardo ai tini fermentatori poi si passa al piano inferiore dove si trovano le maestose botti in legno di Slavonia, le vasche di cemento e le barriques in rovere. Qui umidità e temperatura sono fondamentali per la buona riuscita del vino.

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Infine, uno sguardo al reparto di imbottigliamento e confezionamento per rendersi conto della mole produttiva delle tenute Surrau.

A fine visita abbiamo dovuto lasciare a malincuore l’azienda, il traghetto era in attesa per riportarci al continente.

 

Anche di mare: la Sardegna

Dopo tutte le solfe che vi ho fatto su quanto l’entroterra sardo meriti, vi devo fare un regalo. Ora si parlerà di mare, finalmente direte voi!

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Il mare in Sardegna ha, forse, bisogno di essere descritto? Parla da sè con le sue acque cristalline, la sabbia colorata, i fondali variopinti e pieni di pesci, le isolette.

Il mio consiglio è di non limitarsi alle spiagge costiere: per via del crescente numero di resort/villaggi, i litorali stanno perdendo parte del loro fascino nascosto. Se ne avete la possibilità organizzate un gruppetto di amici, noleggiate un gommone, uscite dai golfi per esplorare le isolette disperse qua e là.

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Noi, essendo a Nord-Est, abbiamo visitato le belle “Mortorio”, “Figaroli” e ci siamo anche spostati verso Nord, all’arcipelago della Maddalena. Che dire? E’ un vero e proprio parco sospeso sull’acqua, costellato di calette e isole meravigliose!

 

In più, se avete un giorno libero a disposizione, visitate la punta Nord della
Sardegna.

Verso Palau trovate una località chiamata “Porto Pollo“, è la baia dei windsurfers e dei kitesurfers!DSC_0237

Chiunque può accedere alle spiagge, principianti, professionisti e bagnanti. Qui potete esercitarvi in autonomia, con l’istruttore o, se volete semplicemente rilassarvi, potete sdraiarvi al sole e godervi lo spettacolo!

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Come potrei concludere questo racconto di viaggio se non invitandovi a visitare la bella Sardegna??

Di cose da dire ne avrei molte altre, devo limitarmi oppure scrivo un romanzo. Sappiate, però, che non finisce qua! 

 

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