La Modena di Bea: i ciacci montanari di castagne

I ciacci montanari di castagne

La scorsa settimana ho avuto occasione di parlare e cucinare con diversi chef. Uno di questi mi ha parlato di alcune ricette della tradizione montanara che ho provato a mettere in pratica, tra cui quella dei ciacci di castagne.

I ciacci sono delle specie di crêpes fatte con farina di castagne, acqua e/o latte, bicarbonato e olio di semi. Questi ingredienti devono essere mescolati fino ad ottenere la cosiddetta “colla”, un composto piuttosto liquido e ben amalgamato.

La cottura dei ciacci avviene nelle “cotte” che sono una coppia di piastre circolari riscaldate sul fuoco e unte all’interno con l’olio o facendo sciogliere un pezzo di cotenna di maiale. A questo punto un mestolo di colla viene versato sulla piastra molto calda e viene subito posta sopra la seconda piastra, anch’essa scaldata in precedenza. Si lascia quindi cuocere per pochi minuti, si gira e una volta cotto lo si farcisce con la ricotta o con caciotte di mucca o di pecora.

La storia

La storia dei ciacci è molto interessante e ci racconta l’importanza che ha avuto la castagna per le popolazioni montanare al tempo in cui gli scambi tra pianura e montagna non erano così agevoli e ci si doveva nutrire con quello che la natura offriva.

La castagna sostituiva il grano e con essa si faceva la farina.

Dopo essere state raccolte, le castagne venivano essiccate nel “metato”. Si tratta di una casetta con all’interno dei ripiani in cui distendere le castagne, sotto i quali veniva acceso un fuoco con legno verde perché facesse più fumo che fiamma. Una volta essiccate venivano messe all’interno di un sacco e agitate, poi fatte cadere dall’alto per separare le bucce. Il prodotto di questa lavorazione veniva mandato al mulino e si otteneva così la farina.

La castagna era la base non solo dell’alimentazione, ma anche dell’economia montanara. La raccolta e l’essicazione delle coinvolgevano tutti gli abitanti del paese che si alternavano nello svolgimento delle varie attività.

 

La ricetta

INGREDIENTI

500 g di farina di castagne

Un cucchiaio di bicarbonato

Due cucchiai di olio di semi di arachidi

Acqua q.b.

 

PROCEDIMENTO 

Miscelate i primi tre ingredienti sbattendoli con una frusta, aggiungete l’acqua a filo continuando a mescolare. Dovrete aggiungerne finchè non otterrete una consistenza simile a una “colla” -liquida ma ben sostenuta, quasi come per le crepes-.

Ungete le piastre con olio o con le cotenne di maiale -come da tradizione- e versate su quella inferiore un mestolo di “colla”, coprite con l’altra e dopo due/tre minuti girate per far cuocere l’altro lato del ciaccio.

In mancanza delle due piastre potete utilizzare un padellino da crepes, coi bordi bassi, e rigirare la frittella dopo qualche minuto.

Una volta pronti i ciacci si farciscono con ricotta o caciotta.

 

Consigli

Il ciaccio è un prodotto che a me piace moltissimo, spesso aggiungo anche un po’ di miele insieme al formaggio oppure qualche noce o nocciola. Il suo profumo di castagne è inconfondibile e mi riporta alle belle giornate d’estate in montagna, quando dopo una bella passeggiata ci si ferma a mangiare un ciaccio prima di scendere a valle.

Mentre gusto un ciaccio e ne apprezzo la semplicità del suo sapore, penso alla sua storia e a che cosa ha significato questo prodotto in passato. E il suo gusto migliora, arricchito dal valore che ha acquisito nel tempo. Provare per credere!

ciacci

P.S.: se non sapete dove andare a mangiare i ciacci, vi consiglio di partecipare alle Borgate Ospitali, un percorso enogastronomico a tappe in giro per le montagne vicino a Fanano (MO).

Viene organizzato ogni anno in luglio ed è un’occasione da non perdere per gustare i prodotti tipici dell’appennino!

 

Ti è piaciuto questo articolo? Hai qualche dubbio o richiesta da fare a Bea? C’è qualche ricetta/prodotto di cui vorresti si occupasse? Scrivile!

La Modena di Bea

beatrice.berselli12@gmail.com

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