La Val di Non enogastronomica in due giorni

Buon pomeriggio ai curiosi di questa nuova sezione del blog! E buon pomeriggio anche a chi è passato di qui per caso..

Dalla via che siete qui perchè non fermarvi per quattro chiacchiere? Oggi vi racconto un viaggio, un weekend all’insegna del buon cibo e buon vino nella Val di Non.

Visto il poco tempo a disposizione io e il mio fedele accompagnatore (Federico) non abbiamo potuto visitare tutte le voci della nostra lunghissima lista, ma abbiamo comunque collezionato alcune chicche per voi.

State pianificando una toccata e fuga? Bene, ora vi dico cosa merita di essere visto.

 

La Val di Non e il fascino del Trentino

Partiamo dal fatto che di posti bellissimi in Val di Non -e in generale in Trentino- ce ne sono un sacco, questa volta noi abbiamo gironzolato nei pressi di Rumo, Proves, Revò, Romallo e zone limitrofe. Siamo partiti proprio da Rumo, frazione Marcena, e ci siamo armati della Trentino Guest Card, ovvero una carta che dà diritto a tantissimi vantaggi quali entrata gratis in molti musei e castelli, viaggi gratis con i mezzi pubblici e sconti/offerte presso molti esercizi commerciali del Trentino. Potete acquistarla direttamente negli uffici turistici, ma se guardate bene tra le offerte degli Hotel ne troverete molte che la includono tra i servizi!

06-16 Val di Non, Rumo (2)

 

Una volta usciti dall’autostrada abbiamo costeggiato il maestoso lago di Santa Giustina, un’opera artificiale costruita a partire da una diga dal ’43: il suo scopo è quello di raccogliere le acqua del torrente Noce e destinarle a centrali idroelettriche. E’ difficile non accorgersi della sua presenza, intanto perché percorre la Val di Non per ben 8 chilometri, e poi perchè è attraversato da ponti vertiginosi che sembrano esser lì per ispirare fotografie e dipinti.

Tra l’altro, man mano che si sale tra i tornanti della Valle, si scoprono paesaggi mozzafiato tra meleti e vigne a cui proprio il Lago di Santa Giustina fa da sfondo.

06-16 Val di Non, Rumo (20)

 

E vogliamo parlare dei meleti??

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Come ribadisco spesso io non sono un’amante dei prodotti commerciali, mi piace girare per piccole realtà e sentire il sapore dell’artigiano in ogni prodotto che propongo a chi siede alla mia tavola; nonostante questo, però, non ho potuto non apprezzare i numerosissimi meleti che si arrampicano sul dorso della Val di Non. La Mela Val di Non, che oggi vanta un riconoscimento come unica D.O.P. italiana, una volta era coltivata da pochi contadini o agricoltori del posto, mentre oggi il Consorzio ha raggruppato migliaia di famiglie locali in una produzione che oramai ha raggiunto circa il 15% della produzione nazionale di mele.

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Ho avuto modo di discutere su questo cambiamento e all’intensificazione di coltivazioni di mele con alcune persone del posto: dalla nostra chiacchierata è emerso che gli abitanti di questo fantastico territorio non hanno ben digerito la conversione di migliaia di ettari di vigne in meleti per aumentare la produzione di mele. E anche se la Val di Non è piena di mele “commerciali” -oggi sono necessari trattamenti chimici per garantire un prodotto “perfetto” per il mercato- non è difficile trovare ancora qualche contadino che coltivi le sue mele come una volta!

 

El Zeremia, Il Groppello di Revò

A proposito di agricoltori e coltivazioni di una volta, io e Fede siamo capitati quasi per caso davanti a un’azienda agricola che profumava di storia e passione. L’azienda si chiama El Zeremia e si trova a Revò (TN), dove viene coltivato il vino Groppello di Revò e pensate che questo vitigno sarebbe caduto nel dimenticatoio se Augusto Zadra -il fondatore dell’azienda El Zeremia- non ci avesse creduto.  Ad accoglierci è stata una signora dolcissima, la moglie del fondatore, deceduto qualche anno fa; non c’è stato bisogno di convincerla a raccontarci qualcosa sull’azienda, con grande piacere la Signora ci ha guidati tra le cisterne e le botti. Ci siamo appassionati al suo racconto, ci ha spiegato come “il marito”, come lo chiama lei, abbia creduto fermamente in questo vitigno tipico della Val di Non, anche quando nessuno lo faceva.

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Durante la nostra visita abbiamo avuto anche il piacere di assaggiare i vini prodotti in questa azienda, la nostra degustazione è stata guidata dal figlio di Augusto Zadra, Lorenzo, col quale abbiamo potuto constatare il delicato aroma pepato dei suoi vini. Sarà merito delle botti? O forse dei profumi della Valle? Un po’ tutto questo e un po’ il metodo di coltivazione assolutamente naturale, dal momento che la bacca di queste uve non ha bisogno di trattamenti fitosanitari, per cui conserva tutti i suoi aromi inalterati.

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Quella sera, dopo la visita alla cantina, siamo tornati in albergo ristorati nella pancia e nel cuore!

 

Castelli, Musei e non solo

Durante i nostri due giorni di viaggio, purtroppo non abbiamo avuto modo di camminare di malga in malga, il brutto tempo ci ha costretti ai posti chiusi, ma non per forza è stata una cosa negativa: la Val di Non è piena di castelli e musei da visitare, ad esempio il Castel Thun! E non solo!

Tra un museo e un castello, una degustazione e un meritato massaggio con oli essenziali, non ci siamo fatti mancare quello che definisco il miglior modo per assaporare il Trentino: con la pancia brontolante ci siamo infilati in una bottega tipica e ci siamo fatti confezionare alcuni panini con salumi e formaggi locali.

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Impacchettati a dovere i panini e con una bottiglia di succo di sambuco alla mano, siamo ripartiti con destinazione Lago di Santa Giustina. Ancora? Direte voi. Beh, sì, ancora, però stavolta ci siamo ritagliati un piccolo spazio tra i meleti con vista lago e ci siamo goduti una bella scorpacciata di sapori trentini.

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Vino che sa farsi ricordare

Prima di ritornare nella nostra bella Modena, abbiamo deciso di fermarci in un’altra cantina, questa volta più grande e aperta a diverse etichette -Mezzacorona a MezzOcorona-. Una volta entrati nello spaccio sapevamo già cosa cercare e ci sono voluti solo pochi minuti prima di trovare Teroldego, Lagrein, Schiava e Marzemino. Non sono una grande bevitrice, ho studiato enologia e mi piace molto provare vini nuovi -soprattutto italiani-, ma di solito non ne bevo mai più di un bicchiere; con i vini trentini, però, è tutta un’altra cosa, ad ogni viaggio in Trentino, io e Federico riusciamo a finire una bottiglia a pasto, vuoi il contesto, vuoi il profumo di natura, questi vini mi stregano!

Caricata la macchina di tanto buon vino trentino siamo entrati sull’autostrada del Brennero e in due orette abbiamo fatto rientro a Modena.

Cuore e pancia erano totalmente ristorati, la testa avrebbe avuto bisogno di altri 2-3 giorni nel favoloso territorio trentino! Ma come tutte le altre volte, non è un addio, è un arrivederci..

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Al prossimo viaggio!

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