La Modena di Bea: Il nocino modenese

nocino

Un racconto tra magia e tradizione

Ciao a tutti!

In questo appuntamento con “La Modena di Bea” parleremo di Nocino. E’ un liquore tipico dei territori modenesi, ottenuto dall’infusione in alcool del mallo delle noci colte ancora verdi e immature.

Tra il fiume Secchia e il fiume Panaro infatti crescono –o crescevano– molti alberi di noce ed è proprio qui che affonda le sue radici la preparazione del nocino.

La raccolta dei frutti avviene in giugno anche se esiste per tradizione un giorno esatto.

Anzi una notte.

La notte di San Giovanni, che cade il 24 di giugno, era il momento preciso in cui la donna più anziana del paese selezionava e raccoglieva sapientemente i malli migliori, quelli più ricchi di linfa e olii essenziali.

 La preparazione del nocino era compito delle donne e c’era qualcosa di magico in questo procedimento che aveva a che fare con le streghe e gli incantesimi.

Per esempio, non si potevano usare utensili metallici perché si credeva che alterassero la qualità del prodotto finito e le noci utilizzate dovevano essere sempre in numero dispari.

Oggi alcune di queste credenze non sono del tutto scomparse, si tende a rispettarle lo stesso, che non si sa mai! 

Ovviamente non sono più solo le donne a preparare il nocino e la raccolta negli ultimi anni tende a essere fatta sempre più precoce a causa dell’innalzamento delle temperature. 

Ma la preparazione in sé rimane la stessa nonostante il passare degli anni.

 

Come si prepara quindi il nocino?

Come tanti prodotti della tradizione, anche il nocino non ha un’unica ricetta condivisa e accettata da tutti.

Ogni famiglia custodisce gelosamente la propria nella convinzione che sia la migliore di tutte!

In linea generale, comunque, si parte dalla raccolta dei frutti quando il mallo è ancora verde e si procede tagliandoli in quattro parti. Non cinque, non tre, quattro.

Dopodiché i pezzi tagliati vengono messi in un grande vaso di vetro insieme allo zucchero e lasciati al sole mescolandoli di tanto in tanto. Trascorso questo tempo si aggiungono l’alcool e gli aromi.

Ecco.

Sugli aromi si apre un altro mondo di discussioni perché c’è chi dice che non si devono aggiungere, chi dice di aggiungerne piccole quantità “perché poco è già troppo” e chi invece seleziona accuratamente gli aromi che non coprano il risultato finale, di solito cannella e chiodi di garofano.

Una volta aggiunti tutti gli ingredienti il vaso di vetro viene lasciato in una zona parzialmente esposta al sole per almeno 60 giorni.

Seguono poi la filtrazione e l’imbottigliamento, ma per la degustazione bisognerà aspettare ancora qualche mese!

 

Ci tengo a precisare che il procedimento che vi ho raccontato è quello che segue l’ordine del nocino (Ordine del Nocino Modenese ) ma come già detto prima, ogni famiglia segue passaggi e tempi dettati dall’esperienza e dalle conoscenze tramandate nel tempo.

Potremmo quindi sentire di quantità di zucchero aggiunte in un secondo momento, imbottigliamento in tempi differenti , aggiunta di altri ingredienti o di acqua per diminuire la gradazione alcolica ecc..

Credo che la ricchezza di questo prodotto sia proprio nella non-standardizzazione, nel dipendere dal sole e dal caldo così come dal sapiente ed esperto lavoro delle persone che lo preparano.

 

Il nocino è registrato tra le Produzioni Agroalimentari Tradizionali (PAT) dell’ Emilia Romagna e la sua produzione si è ormai diffusa a livello regionale.

Viene solitamente consumato come digestivo a fine pasto, ma c’è chi lo abbina anche al gelato o al Parmigiano Reggiano.

Se l’articolo di Bea vi è piaciuto, e lo so che vi è piaciuto, non potete perdere gli altri suoi lavori. 

Qui tutti gli articoli scritti da Bea finora: La Modena di Bea Rubrica.

 

In più, se volete scriverle per curiosità o richieste, vi lascio i contatti di Bea.

Beatrice Berselli

beatrice.berselli12@gmail.com

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