Zuppa inglese.. o zuppa emiliana?!

Se è un dolce tipico emiliano-toscano, perchè la chiamiamo inglese??

Questa è una domanda che tanti emiliano romagnoli si saranno fatti pensando alla zuppa inglese. Io stessa non capisco perchè non si possa semplicemente chiamare zuppa emiliana

Prima di parlare di origini, però, è bene chiarire ai non emiliani (o toscani) cosa sia la nostra “zuppa inglese”.

Cos’è la zuppa inglese

Beh, a parte essere uno dei dolci simbolo della nostra cultura gastronomica e un ricordo di infanzia per tanti di noi, la zuppa inglese è un dessert a base di crema pasticcera, nel binomio classico e al cioccolato, e savoiardi/pan di spagna inzuppati con Alchermes e Rosolio. 

E’ tutta questione di strati: crema pasticcera “gialla”, savoiardi imbibiti di Alchermes e Rosolio, crema al cioccolato. E via così, senza paura di eccedere con gli strati sebbene la versione classica ne preveda solo due abbondanti. 

Per noi emiliani che vantiamo un’eredità fatta di preziosi ricettari della Nonna, preparare la zuppa inglese è una passeggiata, ma per chi si appresta a farla per la prima volta?

Di grande aiuto, come in tante altre occasioni, può essere il maestro Pellegrino Artusi. Gastronomo, critico e scrittore di Forlimpopoli, l’Artusi è un vero guru per la cucina italiana soprattutto grazie al suo manuale-ricettario La Scienza in cucina e l’Arte di mangiar bene

In questo caso il suo “parere” è fondamentale, di fatto fu proprio lui a “codificare” la ricetta per la zuppa, sebbene non gli si possa attribuire l’invenzione. 

Ricetta di Pellegrino Artusi

Al di là di tutti questi tecnicismi, uno dei modi migliori per conoscere e cucinare questo dolce è avere una buona ricetta. E chi meglio di una Rezdora, nonchè mia Nonna, poteva darcene una D.O.C.??

Piano, piano. Non è ancora il momento di pensare alla ricetta, prima cerchiamo di capire l’origine della zuppa.

Le incerte origini della zuppa inglese

Inglese? Romana? Napoletana? Toscana? Emiliana?

Siamo alle solite! Mai una volta che un dolce italiano vanti una chiara provenienza. <<E’ nostro!>>, <<no, l’abbiamo inventato noi>>, <<gli archivi parlano chiaro, i nostri avi lo preparavano>>. E decennio dopo decennio si continua a discutere sulla maternità delle ricette.

Anche in questo caso non possiamo affermare con certezza l’origine della zuppa inglese, ma tramite alcune ipotesi e archivi abbiamo ristretto il campo. 

Sembra che il termine “inglese” derivi proprio da una matrice anglosassone, ovvero un antenato del nostro dolce che potrebbe essere stato rivisitato in onore dei duchi d’Este. Il dolce in questione è il Trifle, quello che mia Nonna chiamerebbe “Tre Ugo, Tre Ugo” -e avremo modo di parlarne-, ovvero un ‘pasticcio’ di crema e pan di spagna imbibiti con lo Sherry. 

E ancora, il termine inglese prende spessore se si considera che in passato i savoiardi/il pan di spagna venivano inzuppati con il Rhum, acquavite la cui importazione era monopolio della marina Britannica.

Il termine “zuppa”, invece, indica una provenienza toscana, romana o napoletana?

C’è chi dice toscana: la Zuppa del Duca commissionata da Cosimo de’ Medici per il Duca Ippolito da Correggio come segno di pace. 

Così come c’è chi racconta storie simili per Roma e Napoli.

Noi, invece, vogliamo credere sia emiliana. Anzi, ne siamo certi! A nostro favore citiamo il pasticcere Vincenzo Agnoletti che preparò la zuppa per la Duchessa Maria Luisa di Parma. 

Zuppa inglese, Emilia Romagna

INGREDIENTI

Per la crema pasticcera classica

4 tuorli -80 g-

180 g di zucchero semolato

30 g di amido -di riso o mais-

300 g di latte intero

Scorze di mezzo limone

Per la crema pasticcera al cioccolato

4 albumi -120 g-

160 g di zucchero semolato

20 g di amido -di riso o mais-

300 g di latte intero

120 g di cioccolato fondente 70%

Per comporre

20 savoiardi q.b. oppure un pan di spagna da 26 cm di diametro -senza glutine se versione gluten free-

200 g di Alchermes

200 g di Rosolio

100 g di acqua

50 g di zucchero semolato

PROCEDIMENTO

Prima di iniziare, so che ve lo starete chiedendo. Crema pasticcera con gli albumi?! Sì, per tre motivi:

  1. Per non sprecare i quattro albumi che userete per la crema classica;
  2. perché aggiungendo il cioccolato apporterete altre percentuali di grassi, carboidrati e zuccheri che se sommati ai valori del tuorlo renderebbero tutto molto pesante e calorico;
  3. perchè viene benissimo e nessuno se ne accorge!

A questo punto procedete nello stesso modo per entrambe le versioni della crema.

Scaldate il latte sul fuoco con gli eventuali aromi; in una ciotola, a parte, sbattete con una frusta i tuorli/albumi con lo zucchero e l’amido setacciati. Versateci sopra il latte caldo e riportate sul fuoco, dovrete mescolare energicamente finchè le creme si addenseranno. 

A quel punto dovrete toglierle dal fuoco, aggiungere il cioccolato alla versione con gli albumi e poi coprirle entrambe. Sarà necessario attendere il completo raffreddamento per utilizzare la crema, perciò partite con anticipo. Se possibile, fatele raffreddare in frigorifero per stabilizzarle al meglio.

Preparate la bagna sciogliendo lo zucchero nell’acqua e aggiungendo i due liquori. Con questa bagna dovrete inzuppare i savoiardi o il pan di spagna tagliato a fette di 1 cm. 

E’ bene comporre tutto al momento, perciò quando inzupperete la base assicuratevi di metterla subito sulla crema. 

Quindi, in una pirofila di vetro -o nei monoporzione, come faccio io per non mangiarne troppa-, via con un primo strato di crema al cioccolato, savoiardi inzuppati e uno strato di crema pasticcera classica. 

Già con due strati avrete ottenuto il perfetto risultato, ma provate a sovrapporne svariati e, oltre a un bell’effetto visivo, avrete un ottimo gusto!

Prima di servirla è bene lasciar riposare la zuppa inglese in frigorifero. Poi è tutta questione di cucchiaiate! 

Sappiate solo che non durerà molto.. E’ troppo buona per restare in frigorifero 🙂

Trovate altre ricette modenesissime, e non solo, nella rubrica a essa dedicata: Modena, la provincia, l’Emilia

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